Il Pragmatismo secondo un industriale
| Pubblicato su: | Leonardo, anno V, fasc. 25, pp. 296-299 | ||
| (296-297-298-299) |
|||
| Data: | agosto 1907 |

pag. 296

pag. 297

pag. 298

pag. 299
296
Como, 30 luglio 1907.
Egregi Signori Redattori del «Leonardo».
Mi scusino se mi prendo la libertà di far loro parte delle mie sorprese e delle mie disillusioni ma siccome tutti mi dicono che lor signori rappresentano in Italia questa nuova scuola di filosofia che si chiama Pragmatismo credo che sia obbligo loro ricevere questa mia.
297
Per non fare troppe lungaggini dirò subito che io sono un industriale ritirato da poco tempo dagli affari; ho messo insieme un discreto capitale che mi permette di vivere finché non trionferà qualche grossa rivoluzione. Trovandomi costretto all'inazione ho pensato di passare il tempo studiando un po' e per entrare nel mondo più opposto a quello in cui ero abituato a vivere ho scelto la filosofia. Abituato nella mia industria (la fabbrica delle macchine agricole) a cercare sempre gli ultimi modelli m'informai subito quale fosse la filosofia più richiesta in questo momento.
Nessuno, veramente, voleva darmi questa informazione. Ogni professore mi diceva che la filosofia ultima ed eterna era la sua o quella ch'egli insegnava e siccome ognuno mi suggeriva un nome diverso mi trovavo terribilmente imbarazzato. Finalmente ebbi la buona idea di fare la mia domanda a un grande libraio ed ebbi per risposta che il sistema più alla moda, più ricercato, più venduto era il Pragmatismo. Senza metter tempo in mezzo comprai alcuni libri di filosofi che mi dissero esser pragmatisti e siccome seppi ben presto che il Leonardo era l'organo italiano di questa accreditata filosofia mi rassegnai a spender cento lire per avere la collezione completa della vostra rivista.
Ho letto, dunque, nei miei ozi forzati, tutto quello che ho potuto sul Pragmatismo. Ho letto gli articoli del vostro Peirce, i libri del vostro James, del vostro Schiller, del vostro Mach, del vostro Poincaré, del vostro Bergson. E ho letto anche — con un certo piacere, lo confesso — i vostri articoli e gli articoli dei vostri critici. Non per questo ho il coraggio di affermare che mi son fatta una idea chiara di quello che sia codesto vostro duplice triplice o quadruplice Pragmatismo ma sembrami per lo meno di avere afferrato quali siano le principali tendenze che si trovano in esso.
La più evidente è questa: che voi desiderate che il pensiero serva a qualche cosa, vale a dire credete che le verità hanno la loro importanza nel fatto di farci prevedere certi effetti e nel consigliarci qualche regola di condotta. Tutte le frasi che non ci fanno prevedere qualcosa, dice l'egregio signor Mario Calderoni, non significano nulla. E quanto insistete sul senso e il non senso! Prima io credevo che il senso della parola «senso» potesse essere anche un altro. Questo: hanno senso quelle frasi mercè le quali gli uomini s'intendono, vanno d'accordo e fanno le medesime cose. In questo senso della parola «senso» mi pare che le famose «frasi vuote» e le proposizioni metafisiche e religiose tanto dispregiate
298
dai pragmatisti siano precisamente quelle che hanno più senso tutte, perchè gli uomini si trovano molto più d'accordo in quelle che nell'altre e quando cento uomini si mettono insieme e credono che Dio esiste o che il mondo è fatto dall'Idea possiamo star certi che agiranno più similmente di quel che non facciano quando si son messi d'accordo per stabilire una legge di fisica o di statistica.
Ma questa del «senso» è solo una digressione per la quale vi prego di scusarmi. M'interessava invece di passare all'altra tendenza, che ho notata soprattutto nel Leonardo ma ch'è stata accettata in parte anche da William James. Voglio parlare della teoria che si potrebbe chiamare dell'«utilizzazione dello spirito» e che ha qualche rapporto, a quel che mi pare, anche con la magia.
Ebbene: lasciatemi sfogare almeno un momento! Io sono stato un industriale, sono stato cioè sempre abituato a tener conto della maggiore o minore utilità e a mirar sempre al massimo sfruttamento delle forze e delle sostanze, eppure questa non l'aspettavo! Che anche nella filosofia, che anche nella repubblica delle idee si dovesse pensare unicamente alla pratica, alle conseguenze, agli effetti ecc. che si dovesse giungere fino al punto da considerare l'anima come una specie di carbon bianco o di carbone immateriale da sfruttare per mezzo di società anonime o pseudonime non l'avrei mai più immaginato, neppure nel fondo del mio crasso praticismo e industrialismo. Pensate dunque ch'io m'ero deciso a occuparmi di filosofia appunto per uscire da quell'atmosfera di interessi, di economie e di calcoli in cui son vissuto fin da ragazzo e che appena entrato qui da voi mi son sentito annunziare, come se fosse la più grande e sublime scoperta di questo secolo, che il pensiero dev'essere un arnese e l'anima una materia prima!
Io mi beavo nel pensiero — ahimè quanto ingenuo e fallace! — che nella filosofia avrei trovato finalmente il disinteresse, il culto dell'idea pura, il distacco dai pensieri materiali e interessosi che rendono tanto brutta la vita quotidiana della maggioranza degli uomini. Invece, a quanto pare, sono arrivato troppo tardi. Anche i filosofi son diventati mercanti e gli psicologi industriali.
E perchè, dunque, arrivare a questo punto? Fatemi il piacere di dirmi almeno qualche ragione! Forse perchè non ci dev'essere niente d'inutile nel mondo? Ma se le cose utili son tante e tanto noiose! Le cose più belle, se ci pensate bene, son proprio quelle di cui si potrebbe fare a meno per la conservazione della nostra riverita specie (credo che questa espressione sia del Manzoni ma nei Promessi Sposi non c'è). Giacché l'interesse e lo stimolo del
299
bisogno son dappertutto perchè non conservare almeno un cantuccio dove si possa provare la voluttà di pensare per pensare, senza preoccuparsi se i nostri pensieri serviranno a far inventare delle macchine, o prevedere delle eclissi?
Ce l'avete con le idee astratte e con gli universali vuoti della vecchia filosofia perchè non rispondono a nulla di reale? E in nome di Dio perchè non compiacersene? Davanti alle cose l'uomo non ha che due soddisfazioni: quella di cambiarle o quella di farne delle altre, diverse da quelle che esistono. La seconda è senza nessun dubbio più grande della prima. Se le idee non corrispondono alle cose tanto meglio. Vuol dire che le abbiamo create noi e che ci possiamo divertire con loro con maggior comodo. Perchè disprezzare ciò che è fatto da noi, unicamente perchè non è eguale a ciò che noi non facciamo?
E infine mi vorreste dire come mai smaniate tanto per utilizzare le «miniere dell'anima»? Se per utilizzare l'anima intendete pensare (cioè fabbricare scienze e strumenti) riconoscerete, che gli uomini non hanno aspettato il Leonardo per fare i pragmatisti. Se poi alludete alle nuove facoltà meravigliose dell'anima scoperte col medianismo mi pare che non ci sia ancora la convenienza perchè noi possiamo muovere una tavola e far suonare un tamburello con maggiore economia di sforzi che non ci voglia in una seduta medianica con trance, gabinetto nero, tavolo, lampadine, fluido, controllo e analisi delle orine (vedi le esperienze di Bottazzi a Napoli).
Avrei tante cose ancora da dire e da chiedere ma la lettera — come spesso dicevo nei miei componimenti scolastici — è già troppo lunga, Loro scuseranno il mio coraggio e la mia ignoranza. Pensino che io non sono filosofo e che posso aver detto delle sciocchezze più sciocche delle loro. Di tutti i redattori del Leonardo devotissimo
(segue la firma)
◄ Indice 1907
◄ Leonardo
◄ Cronologia